LA CGIL ABRUZZO SULLA RIFORMA DEL SISTEMA IDRICO

Lo stato del sistema idrico nella nostra regione ha già portato, la Cgil , ad una riflessione pubblica sulla necessità della rimozione degli ostacoli che si frappongono a una corretta applicazione della legge 36/94 di riforma del settore, partendo dalla denuncia dei ritardi  e delle difficoltà burocratiche frapposte dai “proprietari” della pubblica amministrazione.  Abbiamo già detto che la  legislazione italiana, è tra le più avanzate d’Europa: la 183/89 sul riassetto idrografico del suolo e la 36/94 sull’uso delle risorse idriche, addirittura, ED IN EPOCA NON SOSPETTA, anticipano il nuovo assetto federale dello Stato. Un ruolo regionale appesantito, però,  dalle resistenze attive di  enti locali che privilegiano la salvaguardia di interessi particolari a scapito della riforma e che non hanno consentito, con la inattività della Regione, il dispiegarsi pieno delle attività degli ATO nei tempi previsti. Se le vecchie competenze non lasceranno il campo ai nuovi organi (Autorità di bacino, Autorità di ambito ed ai nuovi  compiti della Regione) non si uscirà da questa situazione di paralisi. Ed è necessario che ciò avvenga rapidamente, poiché sul versante qualità, costi ed efficienza del servizio la situazione è pesante, molta parte del territorio regionale non possiede acqua a sufficienza.

La  Cgil Abruzzo ritiene, inoltre, che l’entrata a regime della legge 36/94 consentirebbe un incremento occupazionale diretto e indiretto fino a migliaia di addetti. Ma la politica industriale avrà un senso solo se verranno fatti decisivi passi in avanti nell’applicazione della “36/94” chiudendo tutte le fasi  di applicazione della legge. Non aiutano  l’atteggiamento del Comune di Chieti e l’ulteriore proroga decisa dal Comune di Pescara, per obiettivi non meglio precisati e  nascosti ancora da una incomprensibile necessità di ulteriori fasi  di studio e di progettazione. Forse si pensa ad una organizzazione diversa e ad una distribuzione diversa del potere di decisione sulla gestione del sistema idrico. La Cgil ha già comunicato la propria indisponibilità ad ulteriori ( a questo punto illegittime)  proroghe, al contrario devono essere assunte decisioni utili alla concretizzazione del servizio idrico integrato, superando la fase transitoria. Fase transitoria che dovrebbe approdare a un assetto: un ambito, un gestore, una tariffa. Approdo quanto mai complesso, considerate le resistenze al superamento della  polverizzazione del servizio e viste, soprattutto, le numerose operazioni da compiere per affermare il ruolo forte del soggetto gestore d’ambito. La forma di gestione per Spa ci è sembrata, quindi, la più idonea a realizzare tale convergenza, salvando esigenze sociali e necessità di efficienza di gestione. Ma la  realtà  in più evidente ritardo è quella dell’ATO pescarese interessata ad un investimento, per l’ottimizzazione, il riefficientamento, l’adeguamento e la realizzazione di diverse strutture idriche,  pari a più di 31 milioni di Euro  a sicuro rischio di perdita secca dopo l’ennesima proroga richiesta dal comune di Pescara.

Oggi i cittadini pagano, nelle tariffe:

  • i costi dei fiumi di acqua persi da una rete colabrodo;
  • i danni prodotti da depuratori dediti più all’inquinamento che alla salvaguardia ambientale;
  • la mancanza di un uso plurimo delle acque, differenziata nell’uso irriguo, industriale, potabile etc.;
  • gli allagamenti delle città dopo ogni piccolo scroscio temporalesco.

Se la mancata soluzione di questi problemi è legata a questioni di assetto di potere chi ne ha la responsabilità proceda con rapidità, senza fare pagare ai cittadini i prezzi di una cattiva politica più legata ai giuochi di palazzo che agli interessi veri della collettività .

 

Pescara lì, 29.6.2004

Di Franco Leone

ex Segretario Generale della Cgil Abruzzo - ex Seg. Generale Cgil Pescara e dello Spi Regionale.