Frammenti e contesto storico degli scritti, documentazioni, immagini e iniziative di lotta.

Il racconto di una fase storica è sempre uno scritto che chiede rispetto. Magari , per dare enfasi alla descrizione, conviene iniziare con una citazione. Lama, al termine del suo impegno nella Cgil , rivolgendosi ai delegati del  XI Congresso, per salutarli, affermò che “Un vero grande sindacato come il nostro ha sempre assolto in tutta la sua storia ad una funzione nobile di educazione politica e classista, ma anche morale delle masse. Abbiamo sempre cercato di parlare ai lavoratori come a degli uomini, di parlare al loro cuore, alla loro coscienza. In questo modo il sindacato è diventato scuola di giustizia, ma anche di democrazia, di libertà, ha contribuito a elevare le virtù civili dei lavoratori e del popolo“. Sono queste le motivazioni che hanno mosse chi scrive queste righe alla base di un impegno “forte e fondante” , quindi un riferimento forse immodesto ma, spero allettante,  per chi  casualmente si trovasse a scorrerle  senza  abbandonarne, con immediatezza, la lettura perché ha l’odore forte  di un  testo “fatturato” da un dilettante in pensione. Di conseguenza, per evitare scherni e facili battute, faccio subito una dichiarazione rassicurante. Lo scritto ha la sola intenzione di raccontare il contesto nel quale ho vissuta la mia vita sindacale, invitando i tanti che hanno incontrata questa esperienza a commentare, aggiungere e compartecipare, a questo sforzo di riflessione, che mi piacerebbe collettivo e critico pure. Perché no ?? Una esperienza vissuta soprattutto  in Abruzzo. Sarà mia cura rendere la lettura accattivante, accattivante con illustrazioni, documentazioni e foto , arrivate grazie alla lungimiranza ed alla fatica costante prodotta da un  fotografo dilettante, ma rispettato dirigente sindacale Bruno Birindelli.  Una figura significativa di delegato eletto a diversi incarichi nel sindacato. Bruno è stato Segretario del Chimici, del sindacato degli Alimentaristi ed infine Segretario Provinciale SPI, ma ha anche partecipato alla Segreteria Provinciale CGIL . Si deve a Bruno il materiale fotografico che mia ha consegnato per la illustrazione delle molte pagine che seguono. Un materiale che altrimenti sarebbe stato difficile recuperare per la descrizione di momenti e vicende che hanno riguardato la vita delle persone, l’economia, la produzione ed il lavoro. Molti di loro avranno la possibilità di “riconoscersi” in momenti , forse dimenticati, ma importanti per la crescita sociale civile ed economica della nostra regione. Naturalmente, chi scrive, chiede venia e perdono, a tutti, se lo spirito aleggiante  girerà attorno ad una questione: la centralità del lavoro. Dichiaro subito che l’ampio dibattito sulle tante centralità che una società deve assumere, come quella italiana (stavo per scrivere europea), ha portato ad un risultato certo, quello dell’impoverimento dei ceti deboli, naturalmente insieme a quelli più prossimi appartenenti ai cosiddetti ceti medi, con l’arricchimento, al contrario, dei già ricchi. Allora, scrivere di un periodo circoscritto, magari se sostenuto con spirito partecipativo da  altri dirigenti. nessuno escluso, che mi ha visto protagonista nel ruolo di Segretario generale della Cgil, della vita economica e sociale abruzzese, può avere una sua concreta utilità. Non è sconveniente domandarsi sul perché della crescita della dilagante “diseguaglianza”, anche con questo tentativo di ricostruire una “memoria dei sentimenti”, nonostante l’impegno di una grande parte della collettività abruzzese, e quindi non solo lavoratori, pensionati e giovani, nell’indicare obiettivi di crescita, sostenuti da una abbondante messa in campo di iniziative, per  sfuggire al destino preparato da un futuro carico di incognite. La Cgil abruzzese si è impegnata con importanti partecipazioni alle fasi più dure di lotta, scioperi, iniziative e manifestazioni, organizzate da un gruppo dirigente sindacale motivato dalla sua appartenenza alla idea del “sindacato dei lavoratori e non per i lavoratori”.

Giuseppe Di Vittorio Segretario Generale CGIL
Qui lo vediamo impegnato in un comizio (23 ottobre 1957), a Canosa di Puglia. Morirà dieci giorni dopo.

 

 

Per informazioni  Indirizzo Fondazione Di Vittorio.

 

In questa frase, coniata da G. Di Vittorio, si semplifica il perché di un impegno così faticoso, ma tanto lontano dalle inclinazioni burocratiche, sempre presenti nell’agire di una grande organizzazione, quale è la Cgil. Ma a costo di apparire, quello che sono, di parte, non posso esimermi dal citare un altro “mostro” del sindacalismo italiano Fernando Santi, riprendendo un brano d’un suo nobilissimo discorso. Per anni quando si parlava di Fernando Santi giustamente si diceva: “Di lui ci potevamo fidare”. Ma di lui si potevano fidare non solo i compagni, i lavoratori, cui dedicò tutto se stesso, ma anche gli avversari. Perché’ Fernando Santi ha sempre combattuto a visiera alzata, lealmente. Desto impressione quando, a Montecitorio, andò ad inchinarsi dinanzi alla salma di un avversario di sempre, spentosi improvvisamente mentre parlava in ‘aula. Un collega gli rimproverò quel gesto di cavalleresca pietà. Egli bruscamente – come era uso fare quando udiva affermazioni assurde – gli rispose: “Solo uomini di sincera fede possono fare quello che ho fatto io. E poi l’avversario io lo combatto quando è in piedi non quando è caduto”.

Segretario Nazionale Cgil Senatore della Repubblica

Nato a Golese (Parma) il 13 novembre 1902, muore il 15 settembre 1969. E’ stato Segretario Generale Aggiunto CGIL.

Per informazioni  Istituto Fernando Santi 

Parlavo di una situazione difficile, e non solo per la deriva economica-produttiva dell’Abruzzo, che avrebbe portato ad un vero e proprio “Caso Abruzzo” , come magnificamente venne definita dal Segretario Nazionale Cgil, all’epoca Guglielmo Epifani, in un appassionato comizio durante una Manifestazione a Pescara, in occasione dello Sciopero generale della sola Cgil abruzzese. È utile aggiungere che la Banca d’Italia, nel corso di una Assemblea regionale del 2003, dedicata alla situazione economica e produttiva abruzzese, parlò in esplicito di “Paradosso abruzzese.

Guglielmo Epifani- Segretario Nazionale CGIL Primo socialista eletto Segretario Generale

In una foto durante un comizio a Pescara, Piazza Salotto,  a conclusione del corteo, durante lo Sciopero Generale proclamato dalla sola Cgil abruzzese il  21 febbraio 2003. 

In ricordo di Guglielmo Epifani

Il contesto, quindi, non era dei più magnifici. L’aver proclamato uno sciopero da soli, con un diniego pubblico di Uil e Cisl Regionali e non compreso, anzi in alcuni settori politici irriso, dallo schieramento di centro-sinistra ( all’epoca si definiva Abruzzo Democratico). La UIL parlò di sciopero senza senso, ed infatti, in un comunicato stampa venne avanzata una analisi alternativa tutto basata sulla esistenza di uno stato reale economico di un Abruzzo ancora dentro una fase di sviluppo. La Cisl fu altrettanto “dura”  e parlo di uno sciopero senza sbocco ed avventurista. Quindi le analisi del gruppo dirigente della Cgil, le sue proposte basate sulla necessità di dare una risposta alla crudezza dei dati negativi della macro-economia abruzzese , giunti al punto di richiedere un urgente  impegno vigoroso del sindacato confederale unitario abruzzese, e delle forze politiche che si richiamavano alla necessità di cambiamento, erano pericolose, avventuriste e sbagliate. Poco conta che poi successivamente nella sede della Università D’Annunzio, molto tempo dopo lo svolgimento dello sciopero della Cgil nel 2003, si è svolta una Tavola rotonda dove il Presidente della Giunta Regionale , in carica Ottaviano Del Turco, il segretario regionale Uil Roberto Campo, coordinata dal Prof. Pino Mauro autore di una riflessione sull’Abruzzo immerso in una fase recessiva nel quinquennio “2001 /2004”. In concreto, senza la partecipazione della Cgil, molti protagonisti avanzarono idee e ricette,  sugli stessi temi  che portarono la stessa ad uno sciopero regionale, proclamata da sola, organizzata  in una perfetta solitudine interrotta sola dal consenso di migliaia di lavoratori e lavoratrici che si riversarono sulle strade di Pescara, dando vita ad un corteo straordinariamente partecipato. (Per questi motivi, in epoca più recente, ormai pensionato nell’anno 2012, leggendo alcune considerazioni sulla crisi economica abruzzese agli inizi degli anni 2000, mi sono tolto un piccolo sassolino scrivendo le cose che potete leggere nel Link proposto: Ma nel 2000 la Cgil non era catastrofista?  Per la verità non mancarono i gonfaloni dei comuni , accompagnati dai sindaci ed amministratori che erano consapevoli ed informati sulla quantità e qualità di una crisi che mordeva la occupazione, i redditi e la serenità di cittadini. Ma furono questi i temi che fecero parlare Banca Italia d’Abruzzo di “paradosso abruzzese” nel corso dello svolgimento dell’assemblea annuale (Anno 2003) , ma anche il compianto Guglielmo Epifani, all’epoca Segretario Nazionale della Cgil, nel suo comizio di vero e proprio “caso Abruzzo”. Ma il contesto non era certamente facile, anzi del tutto influenzato, dal punto di vista delle relazioni industriali, proprio negli anni 2000 dall’apertura di un forte conflitto con il governo in carica e con Confindustria, ma anche sfociato in un periodo di forte rottura dell’unità sindacale. Tutto inizio con il protocollo di riforma del modello contrattuale, firmato a gennaio da Cisl-Uil, Confindustria e altre associazioni datoriali (Abi, Ania, Confapi), che può forse essere considerato la conclusione di un processo che ha preso avvio all’inizio del decennio quando le confederazioni sindacali si divisero sul giudizio riservato al cosiddetto “Libro Bianco sul Lavoro” presentato dall’allora Ministro Maroni. In quella circostanza la divisione sindacale si concretizzò nel rifiuto della Cgil di sottoscrivere, nel 2002, il “Patto per l’Italia”, protocollo tripartito i cui esiti sono stati – ex-post – giudicati insoddisfacenti dalle stesse confederazioni sindacali firmatarie.  Allora come oggi una divisione di ordine strategico, formalizzata in un accordo interconfederale separato, ha poi prodotto conseguenze sui diversi livelli contrattuali, a cominciare da quello nazionale di categoria. La divisione sindacale del 2001-2002 ebbe come esito più eclatante il rinnovo separato del biennio economico dei metalmeccanici nel 2001, cui seguì – nel 2003 – l’accordo separato anche sulla parte normativa del contratto. Nel tempo non sono solo i metalmeccanici a dover fare i conti con un nuovo accordo separato sul biennio economico, ma anche altre categorie – comprese quelle di forte tradizione unitaria come i chimici – che hanno addirittura trattato il rinnovo del contratto sulla base di piattaforme distinte o hanno chiuso accordi separati (come è avvenuto nel 2008 per il commercio). Un anno che doveva insegnarci molte cose, ma una soprattutto: gli industriali avevano cominciato a guardare con crescente ostilità alle regole che disciplinavano il sistema di relazioni industriali. Mentre pochi giorni prima, il 20 maggio 1999, le Brigate Rosse, usciti dal lungo letargo di  dieci anni di silenzio, tornavano brutalmente a colpire, uccidendo Massimo D’Antona, giurista, da sempre attento alle posizioni della CGIL, che aveva avuto un ruolo attivo nella stagione riformatrice del centrosinistra. Mi piace segnalare l’influenza nel dibattito sindacale, avuto da D’Antona, sui temi della rappresentanza e rappresentatività, non ancora risolto nel nostro paese e, sospetto, che l’obiettivo delle Brigate Rosse era proprio quello di colpire l’uomo di scienza più impegnato su questo versante, così come non è un bene sottacere le opinioni più volte espresse sulla necessità di  un diritto del lavoro in grado di dare  tutele e regole per l’insieme dei soggetti”, quando si riferiva a quel ‘lavoratore senza aggettivi’ che D’Antona perseguiva nel tentativo di creare una base unitaria di diritti nel mondo del lavoro. 

Avvenimenti DEL DECENNIO 2000

A partire dalla primavera del 2001 si rende più fertile la crisi delle relazioni industriali grazie all’involuzione politica, determinata dalla nuova affermazione del centrodestra. Berlusconi, nelle settimane precedenti il voto, nel suo peregrinare tra diverse manifestazioni, tese a costruire un nuovo blocco sociale, aveva stretto un’alleanza con la Confindustria all’insegna del neoliberismo e dell’isolamento della CGIL. Un clima reso ulteriormente teso all’indomani degli attentati terroristici dell’11 settembre in America che innescarono la dura reazione militare degli USA, avviata con la guerra in Afghanistan e proseguita con la guerra in Iraq nel 2003. La CGIL, insieme a gran parte dell’opinione pubblica internazionale, si schierò contro quelle palesi violazioni del diritto internazionale. In Italia le violenze commesse dalle forze dell’ordine a Genova nel luglio 2001, durante la riunione del G8, mostrarono un clima inquietante di repressione. Nel 2002 giungeva a compimento l’offensiva di Governo e Confindustria contro l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che stabilisce il diritto al reintegro sul posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa.

 
Sergio Cofferati Segretario Generale CGIL

In un comizio al Circo Massimo a Roma.

La CGIL, dopo il XIV Congresso di Rimini (febbraio 2002), organizzò il 23 marzo la più grande manifestazione della storia italiana, con tre milioni di partecipanti.

 A pochi giorni da quell’appuntamento, le nuove BR uccidevano il giurista Marco Biagi, consulente del Governo per la riforma del mercato del lavoro. Il 23 marzo fu l’inizio di un’intensa mobilitazione, proseguita anche dalla nuova Segreteria di Guglielmo Epifani, subentrato a Cofferati nel settembre 2002, e destinata a concludersi con la sconfitta del Governo sull’articolo 18. In Abruzzo come ricordato si sviluppo il massimo della tensione, al punto da portare, unica regione in Italia, ad uno sciopero regionale proclamato dalla sola Cgil, il tutto dentro un conflitto già in piedi nelle aziende, tra i lavoratori, tra le categorie, sui temi contrattuali, e con le altre organizzazioni sindacali territoriali e regionali sui temi dello sviluppo e dei servizi. Un conflitto che abbiamo cercato, sin dall’inizio, con la dovuta chiarezza delle posizioni, di “attenuare” e governare. Un costante lavorio teso ad  evitare l’acuirsi di ulteriori contrasti polemici, anzi abbiamo assunto più volte il ruolo di “mediazione” per scongiurare il nascere di conflitti insanabili, nella speranza di di rilanciare un disegno unitario di azione e visione comune. Ed è proprio negli ultimi anni che la CGIL –  nel 2006 ha festeggiato il suo centenario – con l’idea però di contrastare l’azione del centrodestra tesa a dividere il mondo sindacale e a isolare l’organizzazione più grande e rappresentativa. Un azione costante che,  ad eccezione della breve parentesi del centrosinistra tra il 2006 e il 2008 (durante la quale fu siglato l’importante “Protocollo Prodi” su previdenza, lavoro e competitività, approvato da una larga maggioranza di lavoratori e pensionati), la CGIL, spesso da sola, ha impegnate tutte le sue energie per opporsi a politiche istituzionali, economiche e sociali del centrodestra (in particolare sul Welfare e sulla tutela dei migranti, sulla scuola e sul fisco) considerate pericolose, errate e socialmente inique, proponendo al Paese un programma di riforme che mira a contrastare il declino economico e civile dell’Italia.  Un decennio contrassegnato da formidabili attacchi, leggi, ai diritti del mondo del lavoro, ma, traduci, anche alla tenuta e crescita democratica del paese.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di Franco Leone

ex Segretario Generale della Cgil Abruzzo - ex Seg. Generale Cgil Pescara e dello Spi Regionale.