Il sistema dei servizi pubblici rischia il “collasso”. Cittadini e lavoratori il Piazza per difendere Servizi, Diritti Contrattuali e buona occupazione. L’onda è stata lunga ed oggettivamente parte da lontano. Naturalmente  le responsabilità sono state anche denunciate. Ma le orecchie da mercante si sono trasmesse da Governo in Governo, e non è un buon segno sapere che la cura del Governo del cambiamento potesse provocare un così immediato disastro. Allora è obbligatorio che le mancate risposte a chi  ha, da subito, indicato i rischi che alcune scelte potevano produrre nel settore dei servizi pubblici, abbiano nomi e cognomi nei rappresentanti ministeriali di questo Governo. Infatti il collasso annunciato nel settore pubblico appartiene alle scelte di chi è oggi al timone, ai precedenti diamo le responsabilità spettanti. Ma la mancanza di cultura della Programmazione ( forse dovrei dire la mancanza di conoscenza della parola Programmazione) sta mandando in malora i servizi pubblici che, ormai, vanno verso l’implosione. I numeri sono chiari circa mezzo milione di dipendenti pubblici nei prossimi anni, sono in uscita, anche in relazione anche all’entrata in vigore di Quota 100. Alla faccia dei proponenti che hanno fantasticato sul “divino compimento” del miracolo della sostituzione con giovani, dei fuori – usciti di quota 100. Qualche Ministro, ma soprattutto il rappresentante del fare e della concretezza, sempre ringraziando chi ce l’ho dato Salvini, azzarda la “finta” del rimpiazzo tramite nuovi ingressi. Tutto falso. Infatti nella manovra del 2019  la previsione di  33mila assunzioni straordinarie sono, udite udite, tutte spalmate nell’arco di 5 anni”. Ma come possono tenere in piedi i servizi pubblici è una questione da indagare, ma a chi governa interessa poco. Altro che quota 100, tutto superato, andiamo verso quota 41, e guai alla “perfida Europa” che contesta questo percorso. Ma Sabato 8 Giugno scendono in Piazza i sindacati confederali  preoccupati della tenuta dei servizi: “Interi comparti rischiano la chiusura, la sanità sarà paralizzata, già in Molise ci sono interi comparti scoperti ” hanno spiegato i responsabili delle segreterie nazionali, “nella legge di bilancio sono stati stanziati 10miliardi per privatizzare molti servizi alle persone”.  Un effetto depauperamento che in dieci anni, dal 2008 al 2017, è stato “devastante” secondo i sindacati. Ad esempio negli enti non economici i lavoratori sono scesi del 27,6%, nei ministeri del 18,5%, negli enti locali 16,8%. E questo è il passato, sui cui poggia l’effetto “ rischio di collasso” dell’oggi, dovuto al massiccio numero di uscite nel pubblico impiego non adeguatamente rimpiazzato dalle assunzioni. Aggiungiamo che i nostri magnifici rappresentanti al governo non parlano di redditi, stipendi e, tanto meno, di rinnovi contrattuali. Chimere lontane visto le scarse risorse stanziate che, nella legge di bilancio per la prossima tornata di rinnovi, prevede a 1,7 miliardi, di molto inferiori ai 2,7 dell’ultimo rinnovo di maggio 2018, dopo nove anni di blocco. Gli incrementi percentuali programmati tra il 2019 e il 2021 saranno rispettivamente di 1,3%, 1,65% e 1,95% contro l’incremento del 3,48% sul monte salario della passata tornata. Risorse assolutamente inferiori – rilevano i sindacati che ribadiscono la circostanza che tra il 2010 e il 2017 la retribuzione media complessiva dei dipendenti pubblici è stata di 34.687 euro.  In particolare, nel 2017 sono 34.491 euro, media dovuta al blocco dei contratti. Sono andati persi 3.000 euro rispetto al recupero del potere di acquisto. Doverosa, quindi, la  manifestazione di sabato prossimo che si svolgerà con un corteo che  arriverà in piazza del Popolo dove le diverse sigle terranno i comizi, tutti incentrati sul titolo ‘Il futuro è dei servizi pubblici’. Ma nel frattempo si annunciano possibili tagli alla sanità. Sabato 8 Giugno è anche utile per avvertire il  Governo che se viene confermata la riduzione di 2 miliardi, già nel 2020, i sindacati sono già vigili e pronti alla mobilitazione. È il  governo che, nella proposta di Patto per la Salute, la annunciato possibili tagli al finanziamento per il Servizio sanitario nazionale (Ssn), mentre  la Conferenza delle Regioni, lanciando l’allarme, indica la cifra dei possibili tagli per 2 miliardi già nel 2020. Una scelta inaccettabile, che colpisce un Ssn già ferito da anni di sottofinanziamento (l`Italia ha una spesa sanitaria al di sotto della media dei Paesi europei), che ha indebolito i servizi, impedito le assunzioni di personale necessarie per assicurare la tutela della salute e le cure ai cittadini. I lavoratori abruzzesi parteciperanno alla Manifestazione con tutto il carico già operante sulle spalle dei lavoratori della sanità, dovuto all’aggravante del commissariamento che con le forbici, ministeriali, sulle grandi T: Tetto di spesa, tagli ai servizi e posti letto e tagli al personale, hanno già determinata una situazione drammatica, mentre i Molisani dovranno rappresentare la drammaticità della incombente emergenza medica, con il richiamo dei medici andati in Pensione. Rilanciare il Ssn pubblico e universale, hanno gridato i Pensionati il 1 giugno, proseguono i lavoratori pubblici sabato 8 giugno, mentre incombe l’iniziativa per il Mezzogiorno del 22 giugno prossimo. Infine, possiamo aggiungere, che sembra surreale parlare di Piano per il superamento delle Liste di Attesa,  richiamare il diritto ad accedere agli attuali Lea e l’attuazione di quelli nuovi, mentre si accentuano le disuguaglianze tra le regioni e le persone. Nessuno può credere che le necessarie innovazioni e riorganizzazioni, utili alla riqualificazione dei servizi sanitari, siano possibili di fronte ad una politica che vede, prima i pensionati per  finanziare Quota 100, ed oggi la sanità, come  bancomat, per finanziare politiche di mancata crescita a discapito di investimenti per garantire una politica di tutela del Welfare e della buona occupazione.

 

 

Di Franco Leone

ex Segretario Generale della Cgil Abruzzo - ex Seg. Generale Cgil Pescara e dello Spi Regionale.